lunedì, 23 novembre 2009

Avanti su Burkina Faso

Quando mio padre ha saputo che dovevo andare nel Laos per lavoro, ha commentato:
"E avanti su Laos...." con mezzo sospiro d'apprensione paterna.
Stamattina ho avuto la conferma che sabato partirò per il Burkina Faso per tenere un corso....
Non so mai, in questi casi, se l'incosciente sono io ad accettare un lavoro che potrebbe essere al di sopra delle mie possibilità, o del committente che non può sapere che io passo la maggiorparte della mia giornata a pensare quante volte può girare la ruota un criceto nella sua gabbia.
Comunque si ricomincia...
Sono felicissimo di ripartire cosi "inaspettatamente", e soprattutto di partire per l'Africa....è da sempre una delle mie mete preferite.
Non c'è tempo per vaccinazioni, anche perché per il mal d'Africa non penso esista nulla...

un ciddì: nadja - bodycage (2005)
link:
wikipedia
link: official

un sorso di cheo alle 20:19 | link | commenti | commenti pop up
sabato, 21 novembre 2009

bruxelles

Ve l'ho mai detto che ho una dipendenza dai cavoletti di Bruxelles?
Sono di sicuro la cosa migliore che i paesi bassi abbiano prodotto e sono sicuramente meno puzzolenti dei calzini dei parlamentari europei che ivi risiedono.
Stasera c'avevo proprio voglia di mangiarne un'ottantina e visto che il sabato, di solito, lascio la città ai suoi residenti e ai loro prevedibilissimi baccanali a base di stivaletto a punta, minigonna e scopata in macchina, ho deciso che la puzza di cavoletto di bruxelles era quanto di meglio potessi sperare per una serata veramente alternativa.
Così ecco una delle mie esclusive ricette per i cavoletti (ne ho almeno altre 10).
Tempo di preparazione: 1 ora
Difficoltà: * (o ***** se avete bevuto troppo).
Prendete 5 o 6 patate a persona, grosse come il pugno del bambino che l'altro giorno vi ha rapinato.
Fatele bollire.
Pelatele e tagliatele a pezzi ancora calde (senza bestemmiare, per favore).
Aggiungere olio (quello buono non quello da due euro e cinquanta che vi rovinate il fegato altrimenti (se vi volete rovinare il fegato ci sono modi migliori, seguendo questo blog scoprirai quali)).
Anziché il sale, metteteci dei pomodori secchi salati che vostra sorella ha preparato l'estate scorsa, tagliati a pezzi piccolissimi. Nel frattempo fra una cazzata e un bicchiere di birra d'aperitivo, avrete spero pulito i cavoletti...
No?
Allora, prendete un coltello da formaggio (se avete un coltello da cavoletti di bruxelles nel vostro cassetto, siete troppo borghesi per leggere questo blog, andate a leggere il blog di patrizia e fuori dai miei coglioni), ma se non avete un coltello da formaggio va bene qualsiasi coltello.
"Perché un coltello da formaggio?", vi starete chiedendo...
Vi risponderei volentieri.
Mettete quindi i cavoletti a bollire senza fare altre domande cretine.
La regola per far cuocere bene i cavoletti è la stessa per le patate, quando la forchetta infilzata nel cavoletto, scivola via da sola, è pronto.
Tagliate i cavoletti e uniteli alle patate assieme a del buon timo, visto che il prezzemolo fresco, quei figli di puttana del supermercato non lo vendono più.
Avete ottenuto così un'insalata di patate e cavoletti.
Si consiglia  di consumare con due bottiglie di vino rosso a testa, preferibilmente del nord, visto che stiamo parlando di cavoletti di Bruxelles.
Io ho optato per un merlot e un refosco friulani, ma volendo potete fare un po' come cazzo vi pare.
Ah, dimenticavo, pure una burrata, tanto per...
Buon appetito!!!
Per accompagnare si consiglia:

un ciddì: mogwai - happy songs for happy people (2003)
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official
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wikipedia

un sorso di cheo alle 19:52 | link | commenti | commenti pop up
giovedì, 19 novembre 2009

caro babbo natale

Venerdì scorso, passeggiavo tranquillamente, di ritorno dal lavoro, notando un'insolito viavai di vestiti buoni e pacchetti.
Non capivo inizialmente, poi in realtà mi è bastato realizzare che manca solo un mese alla santissima festa del natale.
Perciò è con un certo anticipo caro Babbo Natale che ti scrivo i miei desiderata.
Premetto che quest'anno sono stato veramente buono: non ho ucciso nessuno, non ho picchiato i bambini e ho taccheggiato poco o niente al supermercato.
Quest'anno voglio chiederti solo una cosa caro Naty (ti dispiace se ti chiamo così?).
Una sola cosa ma importante.
Come al solito non voglio una cosa che sia solo per me, ma una cosa da condividere con tutte le persone care.
Mi riferisco al primo articolo della costituzione che adesso falsamente recita:

"L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.

La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione."

Ecco.
Io vorrei caro Naty, che illuminassi da entrambe le parti i nostri beneamati politici per farglielo cambiare in un più realistico:

"L'Italia è tipo una Repubblica, però Cattolica, fondata sulla mafia e sulla corruzione.

La sovranità appartiene ad alcuni, che la esercitano nelle forme che più gli convengono."

Fatto questo, non avrò più motivo di dubitare che esisti.
E nessuno si potrà più lamentare di disonestà.
Ciao Naty,
stammi bene, non preoccuparti, non credo alle voci che girano su di te e sulla tua amicizia speciale con due delle renne...sono sicuro che si tratti di illazioni.
Cordialmente,
ch3o.

un ciddì: the matthew herbert big band - there's me an there's you (!k7, accidental records, 2009)
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: wikipedia
link: official

 


un sorso di cheo alle 10:19 | link | commenti | commenti pop up
martedì, 10 novembre 2009

a sangue freddo

Ormai da qualche settimana nelle mie orecchie gira l'ultimo album de "Il teatro degli orrori".
Avrei voluto scriverne prima, ma purtroppo ogni tanto devo pure fare l'aperitivo, quindi non ho avuto tempo.
Il primo ascolto è stato deludente.
Non so cosa mi aspettassi esattamente.
Di certo, pensavo, non sarà come il primo.
E avevo ragione.
É migliore.
Il primo album è facile, immediato, uno spavento.
Il secondo no, inizia sordo, leggero con la reprise del finale di "Dell'impero delle tenebre".
L'album raccoglie immagini forti, scomposte e ricomposte più volte, a tratti apparentemente superficiali o banali.
Ma l'album è potente, cresce, sale, si corica e risale meglio di prima.
Ci ho sentito la disperazione di Piero Ciampi.
Non è un album da ipod, consiglio di lasciarlo fluire potente dallo stereo di casa in modo da svegliare più vicini e coinquilini possibile.
Ulteriore merito quello di riproporre la storia dimenticata (e da me finora sconosciuta) di Ken Saro-Wiwa per usarla come un piede di porco cerebrale. Ho dovuto ascoltarlo più volte, digerire pure il remix con i Bloody Beetroots, ardito, rischioso e forse incompleto? Non lo so, è l'unico che ancora non va giu.
Parlando con più persone dell'effetto che fanno i loro pezzi (dal punto di vista emozionale), "Catartica" salta fuori spesso...ma i paragoni non servono e non reggono.
Il Teatro riflettono perfettamente con il loro buio le nostre storie di oggi.

un ciddì: il teatro degli orrori - a sangue freddo (2009)
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official
link: myspace


un sorso di cheo alle 14:52 | link | commenti (7)| commenti (7) pop up
lunedì, 09 novembre 2009

basta con i dubbi stupidi

Noi europei abbiamo troppi problemi.
Siamo sempre alla ricerca di qualsiasi pelo incistato dei nostri capi di stato, è successo col nostro bistrattato presidente, ed ora succede anche in francia (uso la minuscola per dispetto).
Ora i francesi mettono in dubbio la sua partecipazione all'abbattimento del muro di Berlino il 9 novembre dell''89.
Ma perché, dico io, perché dubitare, nonostante all'epoca avessi 13 anni c'ero anche io, eppure nessuno mette in dubbio le mie parole.

un sorso di cheo alle 19:54 | link | commenti (1)| commenti (1) pop up

non era un problema di tempo

Dovevo andare nel bosco.
A tre ore e mezza di macchina dal posto dove vivo.
Per alloggiare in un posto con settanta abitanti dove il cellulare non prende.
Con un secchiello di vernice ed un pennello.
A ripassare palmo a palmo dei boschi che vanno tagliati.
Poco tempo più pioggia.
Fango.
Pendenze mooolto forti.
I primi due boschi sono andati abbastanza lisci.
Come sempre mi sono tenuto il dolce alla fine.
Il dolce doveva essere un bosco da destinare all'"avviamento ad alto fusto".
Per intenderci, doveva diventare un bosco di quelli belli, alti, con piante belle grosse, il bosco delle fiabe.
Siccome quest'ultima parte mi piace molto, ho accettato ben volentieri.
Di camminare per un ora nel fango, di portarmi appresso quattro chili di vernice, di affrontare il tempo incerto, di fare un'ora di strada senza sentiero tra i ginepri e i rovi, di cascare più volte ricoprendomi di vernice e colorando una merda di vacca di un simpatico rosso-arancio.

Il bosco non c'era.

Qualche buontempone ha deciso di tagliare senza permesso il bosco delle fiabe allo stesso modo con cui il barbiere taglia i capelli ai militari.

Frustrazione è la parola più consona al mio stato d'animo.

La faccia della medaglia migliore mi fa vedere però il gran sasso innevato all'alba, dei posti che forse non avrei mai visto,un cane che su tre zampe ci ha accompagnato tutto il tempo tenendoci compagnia in cambio di un tozzo di pane (ribatezzato "zoppeus", che in greco antico vuol dire saggezza) e del buon vino.

un ciddì: claudia is on the sofa - sweet daisy (autoprodotto,2009)
link:
myspace


un sorso di cheo alle 10:23 | link | commenti (5)| commenti (5) pop up
giovedì, 05 novembre 2009

contro il tempo

"Il sole sorge alle 06:40 e tramonta alle 16:57. Il culmine è alle 11:49. Durata del giorno dieci ore e diciassette minuti"
...trenta ore e cinquantuno minuti, ce la farò?

un ciddì: guignol - canzoni dal cortile (casa medusa, 2009)
link:
official (download)

un sorso di cheo alle 11:05 | link | commenti (1)| commenti (1) pop up
martedì, 03 novembre 2009

sei ingrassato, sei dimagrito

Da tempo conduco una ricerca del tutto personale.
Le persone che non ti vedono da tempo (bastano uno o due mesi) ti riconoscono ingrassato o dimagrito semplicemente sulla base di due o tre dettagli:
-colore dell'abbigliamento;
-lunghezza della barba;
-lunghezza dei capelli.
Se incontri tre persone diverse che non vedevi da tempo, probabilmente ti diranno tre versioni diverse (sei ingrassato/sei dimagrito/sei sempre uguale) a seconda di quanto sia diverso e distorto il ricordo che hanno di te dell'ultima volta che ti hanno visto.
Ora.
Sono ingrassato di circa tre/cinque chili rispetto a quando avevo 5 anni di meno.
Il mio abbigliamento è sempre il nero.
La mia barba è quasi sempre (nell'ultimo anno e mezzo) lunga un centimetro o due.
Sapendo che tutti viviamo in un paese di merda e che le nostre vite possono spezzarsi da un momento all'altro perché un meteorite ci casca addosso, un tir ci investe, scivoliamo e sbattiamo la testa allo spigolo, un proiettile impazzito ci colpisce alla nuca, la peste suina variante umana ci colpisce, mi dite perché cazzo non badate a queste catastrofi piuttosto che farvi i cazzi della mia pancia? Mi da fastidio allo stesso modo che mi si riconosca ingrassato come dimagrito. Allo stesso modo.
Mi è capitato in più di un'occasione che la gente mi desse il suo parere clinico sul mio peso forma prima ancora di chiedermi "Come stai?".
Devo però spezzare una sola lancia in favore di queste persone, che il loro dire è moooooolto meno fastidioso di chi ti dice "ti trovo bene", osservandoti e talvolta palpandoti la pancia.
Contatto fisico.
Sono davanti a te cazzo! Non mi vedi? Perche cazzo devi rimarcare la mia pancetta toccandola con la mano? La parola imbarazzo non ti suggerisce nulla?
La mia prossima risposta sarà "Si sono ingrassato, tu invece puzzi e tra l'altro hai una faccetta che non mi convince, sei stato dal medico?."

un ciddì: lightning bolt - earthly delights (load, 2009)
link:
wikipedia

un sorso di cheo alle 19:42 | link | commenti (5)| commenti (5) pop up
lunedì, 02 novembre 2009

i want to believe

Non avevo bevuto, o almeno, non più del solito.
Non avevo assunto droghe.
Avere esperienze come quella che ho avuto lo scorso fine settimana fanno rimettere in discussione anche le sicurezze più inattaccabili.
Le mie convinzioni in merito di scienza, religione ma soprattutto geografia sono crollate tutto d'un colpo.
Tutto è iniziato venerdì mattina.
Mi trovavo a Castel di Sangro, con degli amici, uicchend eno-gastronomico.
Una mattina qualunque, un bel sole nel cielo, temperature fresche ma piacevoli.
Abbiamo fatto colazione al bar.
Siamo saliti in macchina.
P. ci faceva strada, doveva sbrigare delle faccende di lavoro e poi saremo stati liberi.
La strada provinciale offriva uno spettacolo bellissimo, i faggi e gli aceri a novembre sono quello che ogni essere privo di immaginazione descriverebbe sul suo blog per evocare l'autunno.
La cosa che più mi ha sconcertato, non è solo l'accadimento in se, bensì il fatto che accadesse in maniera normale. Senza effetti speciali, senza bagliori strani, senza rumori assordanti o sibilii.
Insomma i fatti, e parlo di fatti veri, sono questi:
Tutto ad un tratto guardo il cartello stradale.
"Benvenuti a Isernia".
É stato come un pugno in pieno viso.
Lo so, voi direte che mi sto inventando tutto.
Del resto anche io l'ho pensato di tutti quelli che mi facevano lo stesso racconto.
Ma è un fatto. Ho anche le foto.
Il Molise esiste.
Veramente.
Se da questo momento la vostra fiducia in me è crollata, non me la prenderò se non vorrete più frequentare il mio blog.
Ma non posso, davvero, non posso più tenere nascoste le emozioni che tutto questo ha causato.
Per accertarci che il tutto non fosse una allucinazione abbiamo deciso di fare dei giri nei dintorni.
P. assicura di esserci stato diverse volte ( e ormai non ho motivo per dubitarne).
Dà lui la direzione.
Arriviamo a Frosolone (anche questa cittadina a lungo ritenuta frutto della fantasia fervida dei viandanti, esiste), da qua saliamo su per la montagna, per mangiare alla "Tana dell'Orso", un posto fuori da ogni immaginazione dove due orchi ci hanno servito le prelibatezze della loro terra (che non mi sento di appellare più "immaginaria").
Il prezzo, fuori dal tempo.
Una volta giunto il tramonto decidiamo di lasciare la fascia sannitica.
Non sappiamo se con lo sfavore delle tenebre, ritroveremo il varco che ci ha portato in questa terra leggendaria.
Passiamo i successivi due giorni a berci su.
Ma di quel venerdì, continueremo a parlare, nessuno potrà costringerci a tacere. Il Molise esiste.

un ciddì: bachi da pietra - tarlo terzo (wallace, 2008)




un sorso di cheo alle 14:59 | link | commenti (1)| commenti (1) pop up
mercoledì, 28 ottobre 2009

Bllluargh!

É  esattamente il rumore che fa il mio vomito che cade sui vostri piedi se mi nominate un foglio di calcolo...
Queste sere per trovare il sale dovevo ragionare per cordinate.
É stato tempo di scadenze, oggi relazione di dottorato del secondo anno e in contemporanea scadenza di uno dei lavori più difficili su cui abbia posato le mie manine sante.
Evidentemente la sera, il blog non era il centro dei miei pensieri.
E così.
Ho gli occhi in pasta di mandorle.
Mi prendo un fine settimana per andare in Abruzzo a caccia di orse incinta: il fegato dei piccoli feti è delizioso se mangiato ancora palpitante. Presto sarò da voi con nuove commoventi notizie.
Ma un ciddì non ve lo leva nessuno...

un ciddì: pyramids widh nadja - s/t (2009)

un sorso di cheo alle 21:53 | link | commenti | commenti pop up