In occasione della festa di paese e della visita del santissimo padre a Viterbo, sono scappato.
Non che non sia devoto.
Non che il santissimo padre mi stia sulle palle.
Non che questa città mi abbia saturato ogni poro della pelle.
Non che la santissima portata sul trespolo da cento facchini noti bestemmiatori non mi faccia simpatia.
Semplicemente, tutto assieme è decisamente troppo per una mente limitata come la mia.
Un bel fine settimana palemmitano, con tanto di visita all'orto botanico, arancine del bar touring, spaghetti alle vongole, ricci, birra a ballarò, passeggiata alla marina e pure una gita a visitare i cementi armati di Agrigento e alla scala dei Turchi.
Questo si.
La goduriosa presenza opprimente del caldo afoso palermitano d'agosto mi piace.
Mi sento al sicuro.
Sudi solo a sbattere le palpebre. E non sono ironico.
Poi parto e torno qua, nell'orrido.
Ad accogliermi appena uscito dal treno, una gioiosa tramontana, giusto per mettere le cose in chiaro.
Così imparo a parlare male dei santi.
In occasione della venuta (!!!) del santissimo padre hanno rifatto tutto tutto il corso.
Sampietrini nuovi di zecca.
Marciapiedi.
Illuminazioni.
Un palco ligneo enorme e orribile a forma di artiglio.
Prato verde nel luogo della messa.
Visti gli effetti devo proporre al preside di chiamarlo in visita quà alla facoltà di agraria l'anno prossimo, magari ci mettono pure la carta igienica in bagno.
Ah già, Mike ho una domanda, quale lapide vuoi, la uno, la due o la trrreee?
Anche se in fondo, quando umiliava i bambini a genius, mi era particolarmente simpatico, questo non vuol dire che non sia contento che sia schiattato.
un ciddì: stephen malkmus & the jicks - real emotional trash (matador, 2008)
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