Ormai da qualche settimana nelle mie orecchie gira l'ultimo album de "Il teatro degli orrori".
Avrei voluto scriverne prima, ma purtroppo ogni tanto devo pure fare l'aperitivo, quindi non ho avuto tempo.
Il primo ascolto è stato deludente.
Non so cosa mi aspettassi esattamente.
Di certo, pensavo, non sarà come il primo.
E avevo ragione.
É migliore.
Il primo album è facile, immediato, uno spavento.
Il secondo no, inizia sordo, leggero con la reprise del finale di "Dell'impero delle tenebre".
L'album raccoglie immagini forti, scomposte e ricomposte più volte, a tratti apparentemente superficiali o banali.
Ma l'album è potente, cresce, sale, si corica e risale meglio di prima.
Ci ho sentito la disperazione di Piero Ciampi.
Non è un album da ipod, consiglio di lasciarlo fluire potente dallo stereo di casa in modo da svegliare più vicini e coinquilini possibile.
Ulteriore merito quello di riproporre la storia dimenticata (e da me finora sconosciuta) di
Ken Saro-Wiwa per usarla come un piede di porco cerebrale. Ho dovuto ascoltarlo più volte, digerire pure il remix con i Bloody Beetroots, ardito, rischioso e forse incompleto? Non lo so, è l'unico che ancora non va giu.
Parlando con più persone dell'effetto che fanno i loro pezzi (dal punto di vista emozionale), "Catartica" salta fuori spesso...ma i paragoni non servono e non reggono.
Il Teatro riflettono perfettamente con il loro buio le nostre storie di oggi.
un ciddì: il teatro degli orrori - a sangue freddo (2009)
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